CODICE CIVILELibro PRIMOTitolo VII

Art. 263

Impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità

In vigore dal 1 lug 2021
Il riconoscimento può essere impugnato per difetto di veridicità dall'autore del riconoscimento, da colui che è stato riconosciuto e da chiunque vi abbia interesse. L'azione è imprescrittibile riguardo al figlio. L'azione di impugnazione da parte dell'autore del riconoscimento deve essere proposta nel termine di un anno che decorre dal giorno dell'annotazione del riconoscimento sull'atto di nascita. Se l'autore del riconoscimento prova di aver ignorato la propria impotenza al tempo del concepimento, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza; nello stesso termine, la madre che abbia effettuato il riconoscimento è ammessa a provare di aver ignorato l'impotenza del presunto padre. L'azione non può essere comunque proposta oltre cinque anni dall'annotazione del riconoscimento. L'azione di impugnazione da parte degli altri legittimati deve essere proposta nel termine di cinque anni che decorrono dal giorno dall'annotazione del riconoscimento sull'atto di nascita. Si applica l'.

Note all'articolo

  • Il D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, ha disposto (con l'art. 104, comma 10) che " Fermi gli effetti del giudicato formatosi prima dell'entrata in vigore della legge 10 dicembre 2012, n. 219, nel caso di riconoscimento di figlio annotato sull'atto di nascita prima dell'entrata in vigore del presente decreto legislativo, i termini per proporre l'azione di impugnazione, previsti dall'articolo 263 e dai commi secondo, terzo e quarto dell'articolo 267 del codice civile, decorrono dal giorno dell'entrata in vigore del medesimo decreto legislativo".
  • La Corte Costituzionale, con sentenza 12 maggio - 25 giugno 2021, n. 133 (in G.U. 1ª s.s. 30/06/2021, n. 26) ha dichiarato "l'illegittimita' costituzionale dell'art. 263, terzo comma, codice civile, come modificato dall'art. 28, comma 1, del decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154 (Revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, a norma dell'articolo 2 della legge 10 dicembre 2012, n. 219), nella parte in cui non prevede che, per l'autore del riconoscimento, il termine annuale per proporre l'azione di impugnazione decorra dal giorno in cui ha avuto conoscenza della non paternita'".

Le tue annotazioni

Pro

urn:nir:stato:regio.decreto:1942-03-16;262#art-263

In sintesi

La legge permette di impugnare il riconoscimento di un figlio quando questo non è veritiero. Possono avviare l'azione l'autore del riconoscimento, la persona riconosciuta e chiunque ne abbia un concreto interesse. Per il figlio l'azione non ha limiti di tempo ed è imprescrittibile. L'autore del riconoscimento deve invece agire entro un anno dall'annotazione sull'atto di nascita (o dalla scoperta dell'impotenza al concepimento), e comunque non oltre cinque anni. Gli altri soggetti legittimati devono promuovere l'azione entro il termine di cinque anni dall'annotazione.

Perché esiste questa norma

La norma consente di contestare e rimuovere legalmente un riconoscimento di filiazione che non corrisponde alla realtà biologica.

A chi si applica

Si applica all'autore del riconoscimento, al soggetto che è stato riconosciuto e a chiunque dimostri di avere un interesse ad agire.

Esempio pratico

Un uomo riconosce un bambino come proprio figlio, ma successivamente scopre la propria impotenza esistente al momento del concepimento. Da quel momento decorre per lui il termine di un anno per impugnare il riconoscimento per difetto di veridicità, purché non siano trascorsi più di cinque anni dall'annotazione sull'atto di nascita.

Adempimenti e conseguenze

Proposizione dell'azione giudiziale di impugnazione entro i termini di decadenza stabiliti (un anno o cinque anni dall'annotazione, a seconda del soggetto).

Cosa è cambiato

L'articolo è stato modificato dal Decreto Legislativo 28 dicembre 2013, n. 154 (art. 28, comma 1) ed è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale del terzo comma con la pronuncia T-210133.

Domande frequenti

Il figlio ha un limite di tempo per impugnare il proprio riconoscimento?No, per colui che è stato riconosciuto l'azione di impugnazione è imprescrittibile e può essere proposta in qualunque momento.
Entro quanto tempo l'autore del riconoscimento deve proporre l'azione?Deve proporre l'azione entro un anno dall'annotazione del riconoscimento sull'atto di nascita, oppure entro un anno dalla scoperta della propria impotenza al tempo del concepimento. In ogni caso, l'azione non può essere avviata oltre cinque anni dall'annotazione.
Quali termini devono rispettare gli altri soggetti interessati?Gli altri soggetti legittimati che hanno interesse devono proporre l'azione entro cinque anni dal giorno dell'annotazione del riconoscimento sull'atto di nascita.

Termini chiave

Scheda esplicativa redatta a partire dal testo della norma. Non sostituisce una consulenza legale; per gli effetti fa fede il testo ufficiale.

Home
Cerca
Mie
Shop
Profilo