Trattato›Parte PRIMA
Art. 1
In vigore dal 20 lug 1998
TRATTATO DI AMSTERDAM
CHE MODIFICA IL TRATTATO
SULL'UNIONE EUROPEA, I TRATTATI
CHE ISTITUISCONO LE COMUNITÀ EUROPEE
E ALCUNI ATTI CONNESSI
SUA MAESTÀ IL RE DEI BELGI,
SUA MAESTÀ LA REGINA DI DANIMARCA,
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA,
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ELLENICA,
SUA MAESTÀ IL RE DI SPAGNA,
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA FRANCESE,
LA COMMISSIONE AUTORIZZATA DALL' DELLA COSTITUZIONE IRLANDESE AD ESERCITARE ED A SVOLGERE LE COMPETENZE E LE FUNZIONI DEL PRESIDENTE DELL'IRLANDA,
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA,
SUA ALTEZZA REALE IL GRANDUCA DEL LUSSEMBURGO,
SUA MAESTÀ LA REGINA DEI PAESI BASSI,
IL PRESIDENTE FEDERALE DELLA REPUBBLICA D'AUSTRIA,
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PORTOGHESE,
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI FINLANDIA,
SUA MAESTÀ IL RE DI SVEZIA,
SUA MAESTÀ LA REGINA DEL REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL NORD,
HANNO DECISO di modificare il trattato sull'Unione europea, i trattati che istituiscono le Comunità europee e alcuni atti connessi,
ed a tal fine hanno designato come plenipotenziari:
SUA MAESTÀ IL RE DEI BELGI,
Sig. Erik Derycke,
Ministro degli affari esteri;
SUA MAESTÀ LA REGINA DI DANIMARCA,
Sig. Niels Helveg Petersen,
Ministro degli affari esteri;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA,
Dr. Kaus Kinkel,
Ministro federale degli affari esteri
e Vice-Cancelliere federale;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ELLENICA,
Sig. Theodoros Pangalos,
Ministro degli affari esteri;
SUA MAESTÀ IL RE DI SPAGNA,
Sig. Juan Abel Matutes,
Ministro degli affari esteri;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA FRANCESE,
Sig. Hubert Vedrine,
Ministro degli affari esteri;
LA COMMISSIONE AUTORIZZATA DALL' DELLA COSTITUZIONE IRLANDESE AD ESERCITARE ED A SVOLGERE LE COMPETENZE E LE FUNZIONI DEL PRESIDENTE DELL'IRLANDA,
Sig. Raphael P. Burke,
Ministro degli affari esteri;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA,
Sig. Lamberto Dini,
Ministro degli affari esteri;
SUA ALTEZZA REALE IL GRANDUCA DEL LUSSEMBURGO,
Sig. Jaques F. Poos,
Vice Primo Ministro,
Ministro degli affari esteri, del commercio con l'estero e della cooperazione;
SUA MAESTÀ LA REGINA DEI PAESI BASSI,
Sig. Hans van Mierlo,
Vice Primo Ministro
e Ministro degli affari esteri;
IL PRESIDENTE FEDERALE DELLA REPUBBLICA D'AUSTRIA,
Sig. Wolfgang Schussel,
Ministro federale degli affari esteri
e Vicecancelliere;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PORTOGHESE,
Sig. Jaime Gama,
Ministro degli affari esteri;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI FINLANDIA,
Sig.ra Tarja Halonen,
Ministro degli affari esteri;
SUA MAESTÀ IL RE DI SVEZIA,
Sig.ra Lena Hjelm-Wallen,
Ministro degli affari esteri;
SUA MAESTÀ LA REGINA DEL REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL NORD,
Sig. Douglas Henderson,
Ministro aggiunto
presso il Ministero degli affari esteri e del Commonwealth;
I QUALI, dopo aver scambiato i loro pieni poteri, riconosciuti in buona e debita forma,
HANNO CONVENUTO LE DISPOSIZIONI CHE SEGUONO:
Il trattato sull'Unione europea è modificato in base alle disposizioni del presente articolo.
1) Dopo il terzo punto del preambolo è inserito il seguente punto: "CONFERMANDO il proprio attaccamento ai diritti sociali
fondamentali, quali definiti nella Carta sociale europea firmata a
Torino il 18 ottobre 1961 e nella Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989".
2) L'attuale settimo punto del preambolo è sostituito dal testo seguente:
"DETERMINATI a promuovere il progresso economico e sociale dei
loro popoli, tenendo conto del principio dello sviluppo
sostenibile e nel contesto della realizzazione del mercato interno
e del rafforzamento della coesione e della protezione
dell'ambiente, nonché ad attuare politiche volte a garantire che i progressi compiuti sulla via dell'integrazione economica si accompagnino a paralleli progressi in altri settori,"
3) Gli attuali nono e decimo punto del preambolo sono sostituiti dal testo seguente:
"DECISI ad attuare una politica estera e di sicurezza comune che preveda la definizione progressiva di una politica di difesa
comune, che potrebbe condurre ad una difesa comune, a norma delle disposizioni dell'articolo J.7, rafforzando così l'identità
dell'Europa e la sua indipendenza al fine di promuovere la pace, la sicurezza e il progresso in Europa e nel mondo,
DECISI ad agevolare la libera circolazione delle persone,
garantendo nel contempo la sicurezza dei loro popoli, con
l'istituzione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, in conformità alle disposizioni del presente trattato,"
4) All'articolo A, il secondo comma è sostituito dal testo seguente:
"Il presente trattato segna una nuova tappa nel processo di
creazione di un'unione sempre più stretta tra i popoli dell'Europa, in cui le decisioni siano prese nel modo più
trasparente possibile e il più vicino possibile ai cittadini."
5) L'articolo B è sostituito dal testo seguente:
"Articolo B
L'Unione si prefigge i seguenti obiettivi:
- promuovere un progresso economico e sociale e un elevato livello
di occupazione e pervenire a uno sviluppo equilibrato e
sostenibile, in particolare mediante la creazione di uno spazio senza frontiere interne, il rafforzamento della coesione
economica e sociale e l'instaurazione di un'unione economica e monetaria che comporti a termine una moneta unica, in conformità delle disposizioni del presente trattato;
- affermare la sua identità sulla scena internazionale, in
particolare mediante l'attuazione di una politica estera e di
sicurezza comune, ivi compresa la definizione progressiva di una
politica di difesa comune, che potrebbe condurre ad una difesa comune, a norma delle disposizioni dell'articolo J.7;
- rafforzare la tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini
dei suoi Stati membri mediante l'istituzione di una cittadinanza dell'Unione;
- conservare e sviluppare l'Unione quale spazio di libertà,
sicurezza e giustizia in cui sia assicurata la libera
circolazione delle persone insieme a misure appropriate per
quanto concerne i controlli alle frontiere esterne, l'asilo,
l'immigrazione, la prevenzione della criminalità e la lotta contro quest'ultima;
- mantenere integralmente l'acquis comunitario e svilupparlo al
fine di valutare in quale misura si renda necessario rivedere le
politiche e le forme di cooperazione instaurate dal presente
trattato allo scopo di garantire l'efficacia dei meccanismi e delle istituzioni comunitarie.
Gli obiettivi dell'Unione saranno perseguiti conformemente alle
disposizioni del presente trattato, alle condizioni e secondo il ritmo ivi fissati, nel rispetto del principio di sussidiarietà
definito all'B del trattato che istituisce la Comunità europea."
6) All'articolo C, il secondo comma è sostituito dal testo seguente:
"L'Unione assicura in particolare la coerenza globale della sua
azione esterna nell'ambito delle politiche in materia di relazioni
esterne, di sicurezza, di economia e di sviluppo. Il Consiglio e la Commissione hanno la responsabilità di garantire tale coerenza
e cooperano a tal fine. Essi provvedono, nell'ambito delle rispettive competenze, ad attuare dette politiche."
7) L'articolo E è sostituito dal testo seguente:
"Articolo E
Il Parlamento europeo, il Consiglio, la Commissione, la Corte di giustizia e la Corte dei conti esercitano le loro attribuzioni
alle condizioni e ai fini previsti, da un lato, dalle disposizioni
dei trattati che istituiscono le Comunità europee, nonché dalle disposizioni dei successivi trattati e atti recanti modifiche e
integrazioni delle stesse e, dall'altro, dalle altre disposizioni del presente trattato."
8) L'articolo F è modificato come segue:
a) il paragrafo 1 è sostituito dal testo seguente:
"1. L'Unione si fonda sui principi di libertà, democrazia,
rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, e
dello stato di diritto, principi che sono comuni agli Stati membri."
b) L'attuale paragrafo 3 diventa paragrafo 4 ed è inserito un
nuovo paragrafo 3, così redatto:
"3. L'Unione rispetta l'identità nazionale dei suoi Stati membri."
9) Alla fine del titolo I è inserito il seguente articolo:
"Articolo F.1
1. Il Consiglio, riunito nella composizione dei Capi di Stato o di
Governo, deliberando all'unanimità su proposta di un terzo degli Stati membri o della Commissione e previo parere conforme del
Parlamento europeo, può constatare l'esistenza di una violazione grave e persistente da parte di uno Stato membro dei principi di cui all'articolo F, paragrafo 1, dopo aver invitato il governo dello Stato membro in questione a presentare osservazioni.
2. Qualora sia stata effettuata una siffatta constatazione, il
Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può decidere di
sospendere alcuni dei diritti derivanti allo Stato membro in
questione dall'applicazione del presente trattato, compresi i
diritti di voto del rappresentante del governo di tale Stato
membro in seno al Consiglio. Nell'agire in tal senso, il Consiglio
tiene conto delle possibili conseguenze di una siffatta
sospensione sui diritti e sugli obblighi delle persone fisiche e giuridiche.
Lo Stato membro in questione continua in ogni caso ad essere vincolato dagli obblighi che gli derivano dal presente trattato.
3. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può
successivamente decidere di modificare o revocare le misure
adottate a norma del paragrafo 2, per rispondere ai cambiamenti nella situazione che ha portato alla loro imposizione.
4. Ai fini del presente articolo, il Consiglio delibera senza
tener conto del voto del rappresentante dello Stato membro in
questione. Le astensioni dei membri presenti o rappresentanti non ostano all'adozione delle decisioni di cui al paragrafo 1. Per
maggioranza qualificata si intende una proporzione di voti
ponderati dei membri del Consiglio interessati equivalente a
quella prevista all'articolo 148, paragrafo 2 del trattato che istituisce la Comunità europea.
Il presente paragrafo si applica anche in caso di sospensione dei diritti di voto a norma del paragrafo 2.
5. Ai fini del presente articolo, il Parlamento europeo delibera alla maggioranza dei due terzi dei voti espressi, che rappresenta la maggioranza dei suoi membri."
10) Il titolo V è sostituito dal testo seguente:
"Titolo V
Disposizioni sulla politica estera e di sicurezza comune
Articolo J.1
1. L'Unione stabilisce ed attua una politica estera e di
sicurezza comune estesa a tutti i settori della politica estera e di sicurezza i cui obiettivi sono i seguenti:
- difesa dei valori comuni, degli interessi fondamentali,
dell'indipendenza e dell'integrità dell'Unione conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite;
- rafforzamento della sicurezza dell'Unione in tutte le sue
forme;
- mantenimento della pace e rafforzamento della sicurezza
internazionale, conformemente ai principi della Carta delle
Nazioni Unite, nonché ai principi dell'Atto finale di Helsinki
e agli obiettivi della Carta di Parigi, compresi quelli relativi alle frontiere esterne;
- promozione della cooperazione internazionale;
- sviluppo e consolidamento della democrazia e dello stato di
diritto, nonché rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
2. Gli Stati membri sostengono attivamente e senza riserve la
politica estera e di sicurezza dell'Unione in uno spirito di lealtà e di solidarietà reciproca.
Gli Stati membri operano congiuntamente per rafforzare e
sviluppare la loro reciproca solidarietà politica. Essi si
astengono da qualsiasi azione contraria agli interessi
dell'Unione o tale da nuocere alla sua efficacia come elemento di coesione nelle relazioni internazionali.
Il Consiglio provvede affinché detti principi siano rispettati.
Articolo J.2
L'Unione persegue gli obiettivi di cui all'articolo J.1:
- definendo i principi e gli orientamenti generali della politica
estera e di sicurezza comune;
- decidendo strategie comuni;
- adottando azioni comuni;
- adottando posizioni comuni;
- rafforzando la cooperazione sistematica tra gli Stati membri
per la conduzione della loro politica.
Articolo J.3
1. Il Consiglio europeo definisce i principi e gli orientamenti generali della politica estera e di sicurezza comune, ivi
comprese le questioni che hanno implicazioni in materia di difesa.
2. Il Consiglio europeo decide strategie comuni che l'Unione deve
attuare nei settori in cui gli Stati membri hanno importanti interessi in comune.
Le strategie comuni fissano i rispettivi obiettivi, la durata
nonché i mezzi che l'Unione e gli Stati membri devono mettere a disposizione.
3. Il Consiglio prende le decisioni necessarie per la definizione
e l'attuazione della politica estera e di sicurezza comune in base agli orientamenti generali definiti dal Consiglio europeo.
Il Consiglio raccomanda strategie comuni al Consiglio europeo e le attua, in particolare adottando azioni comuni e posizioni comuni.
Il Consiglio assicura l'unità, la coerenza e l'efficacia dell'azione dell'Unione.
Articolo J.4
1. Il Consiglio adotta azioni comuni. Le azioni comuni affrontano
specifiche situazioni in cui si ritiene necessario un intervento operativo dell'Unione. Esse definiscono gli obiettivi, la portata
e i mezzi di cui l'Unione deve disporre, le condizioni di attuazione e, se necessario, la durata.
2. Se si produce un cambiamento di circostanze che ha una netta incidenza su una questione oggetto di un'azione comune, il
Consiglio rivede i principi e gli obiettivi di detta azione e
adotta le decisioni necessarie. L'azione comune resta valida sinchè il Consiglio non abbia deliberato.
3. Le azioni comuni vincolano gli Stati membri nelle loro prese di posizione e nella conduzione della loro azione.
4. Il Consiglio può chiedere alla Commissione di sottoporgli
qualsiasi proposta appropriata relativa alla politica estera e di
sicurezza comune per assicurare l'attuazione di un'azione comune.
5. Qualsiasi presa di posizione o azione nazionale prevista in
applicazione di un'azione comune forma oggetto di informazione
entro termini che permettano, se necessario, una concertazione
preliminare in sede di Consiglio. L'obbligo dell'informazione
preliminare non è applicabile per le misure di semplice recepimento sul piano nazionale delle decisioni del Consiglio.
6. In caso di assoluta necessità connessa con l'evoluzione della
situazione e in mancanza di una decisione del Consiglio, gli
Stati membri possono prendere d'urgenza le misure necessarie,
tenuto conto degli obiettivi generali dell'azione comune. Lo
Stato membro che prende tali misure ne informa immediatamente il Consiglio.
7. In caso di difficoltà rilevanti nell'applicazione di
un'azione comune, uno Stato membro ne investe il Consiglio che
delibera al riguardo e ricerca le soluzioni appropriate. Queste ultime non possono essere in contrasto con gli obiettivi dell'azione nè nuocere alla sua efficacia.
Articolo J.5
Il Consiglio adotta posizioni comuni. Le posizioni comuni
definiscono l'approccio dell'Unione su una questione particolare di natura geografica o tematica. Gli Stati membri provvedono
affinché le loro politiche nazionali siano conformi alle posizioni comuni.
Articolo J.6
Gli Stati membri si informano reciprocamente e si consultano in sede di Consiglio in merito a qualsiasi questione di politica
estera e di sicurezza di interesse generale per garantire che
l'influenza dell'Unione si eserciti nel modo più efficace con un'azione convergente e concertata.
Articolo J.7
1. La politica estera e di sicurezza comune comprende tutte le
questioni relative alla sicurezza dell'Unione ivi compresa la
definizione progressiva di una politica di difesa comune, a norma
del secondo comma, che potrebbe condurre a una difesa comune
qualora il Consiglio europeo decida in tal senso. In tal caso il Consiglio europeo raccomandata agli Stati membri di adottare tale decisione secondo le rispettive norme costituzionali.
L'Unione dell'Europa occidentale (UEO) è parte integrante dello sviluppo dell'Unione alla quale conferisce l'accesso ad una
capacità operativa di difesa, in particolare nel quadro del
paragrafo 2. Essa aiuta l'Unione nella definizione degli aspetti della politica estera e di sicurezza comune, come previsto nel
presente articolo. L'Unione promuove di conseguenza più stretti rapporti istituzionali con l'UEO, in vista di un'eventuale
integrazione di quest'ultima nell'Unione qualora il Consiglio
europeo decida in tal senso. In tal caso il Consiglio europeo
raccomanda agli Stati membri di adottare tale decisione secondo le rispettive norme costituzionali.
La politica dell'Unione a norma del presente articolo non
pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri e rispetta gli obblighi di
alcuni Stati membri, i quali ritengono che la loro difesa comune si realizzi tramite l'Organizzazione del trattato del
Nordatlantico (NATO), nell'ambito del trattato dell'Atlantico del
Nord, e sia compatibile con la politica di sicurezza e di difesa comune adottata in tale contesto.
La definizione progressiva di una politica di difesa comune sarà
sostenuta, se gli Stati membri lo ritengono opportuno, dalla loro reciproca cooperazione nel settore degli armamenti.
2. Le questioni cui si riferisce il presente articolo includono le missioni umanitarie e di soccorso, le attività di
mantenimento della pace e le missioni di unità di combattimento nella gestione di crisi, ivi comprese le missioni tese al ristabilimento della pace.
3. L'Unione si avvarrà dell'UEO per elaborare ed attuare
decisioni ed azioni dell'Unione che hanno implicazioni nel settore della difesa.
La competenza del Consiglio europeo a definire orientamenti a
norma dell'articolo J.3 si estende altresì all'UEO per le questioni per le quali l'Unione ricorre a quest'ultima.
Quando l'Unione ricorre all'UEO per l'elaborazione e l'attuazione
di decisioni dell'Unione concernenti i compiti di cui al
paragrafo 2, tutti gli Stati membri dell'Unione hanno il diritto di partecipare a pieno titolo a tali compiti. Il Consiglio,
d'intesa con le istituzioni dell'UEO, adotta le necessarie
modalità pratiche per consentire a tutti gli Stati membri che
contribuiscono a tali compiti di partecipare a pieno titolo e in condizioni di parità alla programmazione e alle decisioni dell'UEO.
L'adozione di decisioni che hanno implicazioni nel settore della difesa, di cui la presente paragrafo, non pregiudica le politiche e gli obblighi di cui al paragrafo 1, terzo comma.
4. Le disposizioni del presente articolo non ostano allo sviluppo
di una cooperazione rafforzata fra due o più Stati membri a
livello bilaterale, nell'ambito dell'UEO e dell'Alleanza
atlantica, purchè detta cooperazione non contravvenga a quella prevista dal presente titolo e non la ostacoli.
5. Per favorire lo sviluppo degli obiettivi del presente
articolo, le disposizioni dello stesso saranno riesaminate in conformità all'articolo N.
Articolo J.8
1. La Presidenza rappresenta l'Unione per le materie che rientrano nella politica estera e di sicurezza comune.
2. La Presidenza è responsabile dell'attuazione delle decisioni adottate nell'ambito del presente titolo; a questo titolo essa
esprime in via di principio la posizione dell'Unione nelle organizzazioni internazionali e nelle conferenze internazionali.
3. La Presidenza è assistita dal Segretario Generale del
Consiglio, che esercita le funzioni di Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune.
4. La Commissione è pienamente associata ai compiti di cui ai
paragrafi 1 e 2. La Presidenza è assistita in tali compiti, se necessario, dallo Stato membro che eserciterà la presidenza successiva.
5. Il Consiglio, ogniqualvolta lo ritenga necessario, può
nominare un rappresentante speciale con un mandato per problemi politici specifici.
Articolo J.9
1. Gli Stati membri coordinano la propria azione nelle
organizzazioni internazionali e in occasione di conferenze
internazionali. In queste sedi essi difendono le posizioni comuni.
Nelle organizzazioni internazionali e in occasione di conferenze internazionali alle quali non tutti gli Stati membri partecipano, quelli che vi partecipano difendono le posizioni comuni.
2. Fatto salvo il paragrafo 1 e l'articolo J.4, paragrafo 3, gli Stati membri rappresentanti nelle organizzazioni internazionali o
nelle conferenze internazionali alle quali non tutti gli Stati
membri partecipano, tengono informati questi ultimi in merito ad ogni questione di interesse comune.
Gli Stati membri che sono anche membri del Consiglio di sicurezza
delle Nazioni Unite si concerteranno e terranno pienamente
informati gli altri Stati membri. Gli Stati membri che sono
membri permanenti del Consiglio di sicurezza assicureranno,
nell'esercizio delle loro funzioni, la difesa delle posizioni e dell'interesse dell'Unione, fatte salve le responsabilità che
loro incombono in forza delle disposizioni della Carta delle Nazioni Unite.
Articolo J.10
Le missioni diplomatiche e consolari degli Stati membri e le
delegazioni della Commissione nei paesi terzi e nelle conferenze internazionali, nonché le loro rappresentanze presso le
organizzazioni internazionali, cooperano al fine di garantire il rispetto e l'attuazione delle posizioni comuni e delle azioni comuni adottate dal Consiglio.
Esse intensificano la loro cooperazione procedendo a scambi di
informazioni e a valutazioni comuni e contribuendo all'attuazione
delle disposizioni previste dall' C del trattato che istituisce la Comunità europea.
Articolo J.11
La Presidenza consulta il Parlamento europeo sui principali
aspetti e sulle scelte fondamentali della politica estera e di
sicurezza comune e provvede affinché le opinioni del Parlamento europeo siano debitamente prese in considerazione. Il Parlamento europeo è regolarmente informato dalla Presidenza e dalla
Commissione in merito allo sviluppo della politica estera e di sicurezza dell'Unione.
Il Parlamento europeo può rivolgere interrogazioni o formulare raccomandazioni al Consiglio. Esso procede ogni anno ad un
dibattito sui progressi compiuti nell'attuazione della politica estera e di sicurezza comune.
Articolo J.12
1. Ogni Stato membro o la Commissione può sottoporre al
Consiglio questioni relative alla politica estera e di sicurezza comune e può presentare proposte al Consiglio.
2. Nei casi che richiedono una decisione rapida, la Presidenza
convoca, d'ufficio o a richiesta della Commissione o di uno Stato
membro, una riunione straordinaria del Consiglio, entro un
termine di quarantotto ore o, in caso di emergenza, entro un termine più breve.
Articolo J.13 1. Le decisioni a norma del presente titolo sono adottate dal
Consiglio all'unanimità. Le astensioni di membri presenti o rappresentanti non impediscono l'adozione di tali decisioni.
In caso di astensione dal voto, ciascun membro del Consiglio può
motivare la propria astensione con una dichiarazione formale a
norma del presente comma. In tal caso esso non è obbligato ad
applicare la decisione, ma accetta che essa impegni l'Unione. In uno spirito di mutua solidarietà, lo Stato membro interessato si
astiene da azioni che possano contrastare o impedire l'azione
dell'Unione basata su tale decisione, e gli altri Stati membri
rispettano la sua posizione. Qualora i membri del Consiglio che motivano in tal modo la loro astensione rappresentino più di un terzo dei voti secondo la ponderazione di cui all'articolo 148, paragrafo 2 del trattato che istituisce la Comunità europea, la decisione non è adottata.
2. In deroga alle disposizioni di cui al paragrafo 1, il Consiglio delibera a maggioranza qualificata:
- quando adotta azioni comuni, posizioni comuni o quando adotta decisioni sulla base di una strategia comune;
- quando adotta decisioni relative all'attuazione di un'azione
comune o di una posizione comune.
Se un membro del Consiglio dichiara che, per specificati e
importanti motivi di politica nazionale, intende opporsi
all'adozione di una decisione che richiede la maggioranza
qualificata, non si procede alla votazione. Il Consiglio,
deliberando a maggioranza qualificata, può chiedere che della
questione sia investito il Consiglio europeo, affinché si pronunci all'unanimità.
Ai voti dei membri del Consiglio è attribuita la ponderazione di
cui all'articolo 148, paragrafo 2 del trattato che istituisce la Comunità europea. Per l'adozione delle decisioni sono richiesti almeno 62 voti a favore, espressi da almeno 10 membri.
Il presente paragrafo non si applica alle decisioni che hanno implicazioni nel settore militare o della difesa.
3. Per le questioni procedurali il Consiglio delibera alla maggioranza dei suoi membri.
Articolo J.14
Quando, ai fini dell'attuazione del presente titolo, occorre
concludere un accordo con uno o più Stati od organizzazioni
internazionali, il Consiglio, deliberando all'unanimità, può
autorizzare la Presidenza, assistita se del caso dalla
Commissione, ad avviare i negoziati a tal fine necessari. Tali
accordi sono conclusi dal Consiglio, che delibera all'unanimità su raccomandazione della Presidenza. Nessun accordo è vincolante
per uno Stato membro il cui rappresentante in sede di Consiglio dichiari che esso deve conformarsi alle prescrizioni della
propria procedura costituzionale; agli altri membri del Consiglio
possono convenire che l'accordo si applichi a titolo provvisorio nei loro confronti.
Il presente articolo si applica anche alle materie contemplate nel titolo VI.
Articolo J.15
Fatto salvo l'articolo 151 del trattato che istituisce la
Comunità europea, un comitato politico controlla la situazione internazionale nei settori che rientrano nella politica estera e di sicurezza comune e contribuisce a definire le politiche
formulando pareri per il Consiglio, a richiesta di questo o di
propria iniziativa. Esso controlla altresì l'attuazione delle
politiche concordate, fatta salva la responsabilità della Presidenza e della Commissione.
Articolo J.16
Il Segretario Generale del Consiglio, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, assiste il Consiglio nelle
questioni rientranti nel campo della politica estera e di
sicurezza comune, in particolare contribuendo alla formulazione, preparazione e attuazione delle decisioni politiche e conducendo all'occorrenza, a nome del Consiglio e su richiesta della Presidenza, un dialogo politico con terzi.
Articolo J.17
La Commissione è pienamente associata ai lavori nel settore della politica estera e di sicurezza comune.
Articolo J.18
1. Gli articoli 137, 138, da 139 a 142, 146, 147, da 150 a 153, da 157 a 163, 191 A e 217 del trattato che istituisce la
Comunità europea si applicano alle disposizioni relative ai settori di cui al presente titolo.
2. Le spese amministrative che le istituzioni sostengono per le disposizioni relative ai settori di cui al presente titolo sono a carico del bilancio delle Comunità europee.
3. Le spese operative cui dà luogo l'attuazione di dette
disposizioni sono anch'esse a carico del bilancio delle Comunità
europee, eccetto le spese derivanti da operazioni che hanno
implicazioni nel settore militare o della difesa, e a meno che il Consiglio, deliberando all'unanimità, decida altrimenti.
Nei casi in cui non sono a carico del bilancio delle Comunità
europee, le spese sono a carico degli Stati membri secondo un
criterio di ripartizione basato sul prodotto nazionale lordo, a meno che il Consiglio, deliberando all'unanimità, non stabilisca
altrimenti. Per quanto riguarda le spese derivanti da operazioni che hanno implicazioni nel settore militare o della difesa, gli Stati membri i cui rappresentanti in Consiglio hanno fatto una
dichiarazione formale a norma dell'articolo J.13, paragrafo 1,
secondo comma, non sono obbligati a contribuire al loro finanziamento.
4. La procedura di bilancio stabilita nel trattato che istituisce
la Comunità europea si applica alle spese a carico del bilancio delle Comunità europee."
11) Il titolo VI è sostituito dal testo seguente:
"Titolo VI
Disposizioni sulla cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale
Articolo K.1
Fatte salve le competenze della Comunità europea, l'obiettivo
che l'Unione si prefigge è fornire ai cittadini un livello
elevato di sicurezza in uno spazio di libertà, sicurezza e
giustizia, sviluppando tra gli Stati membri un'azione in comune nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria in
materia penale e prevenendo e reprimendo il razzismo e la xenofobia.
Tale obiettivo è perseguito prevedendo e reprimendo la
criminalità, organizzata o di altro tipo, in particolare il
terrorismo, la tratta degli esseri umani ed i reati contro i
minori, il traffico illecito di droga e di armi, la corruzione e la frode, mediante:
- una più stretta cooperazione fra le forze di polizia, le
autorità doganali e le altre autorità competenti degli Stati membri, sia direttamente che tramite l'Ufficio europeo di polizia (Europol), a norma degli articoli K.2 e K.4;
- una più stretta cooperazione tra le autorità giudiziarie e
altre autorità competenti degli Stati membri, a norma degli articoli K.3, lettere a)-d) e K.4;
- il riavvicinamento, ove necessario, delle normative degli Stati
membri in materia penale, a norma dell'articolo K.3, lettera e).
Articolo K.2
1. L'azione comune nel settore della cooperazione di polizia comprende:
a) la cooperazione operativa tra le autorità competenti degli
Stati membri, compresi la polizia, le dogane e altri servizi specializzati incaricati dell'applicazione della legge, in
relazione alla prevenzione e all'individuazione dei reati e alle relative indagini;
b) la raccolta, l'archiviazione, il trattamento, l'analisi e lo scambio, in particolare attraverso Europol, delle pertinenti informazioni, comprese quelle in possesso dei servizi
incaricati dell'applicazione della legge riguardo a
segnalazioni di transazioni finanziarie sospette, nel rispetto
delle pertinenti disposizioni sulla protezione dei dati personali;
c) la cooperazione e le iniziative comuni in settori quali la
formazione, lo scambio di ufficiali di collegamento, il
comando di funzionari, l'uso di attrezzature, la ricerca in campo criminologico;
d) la valutazione in comune di particolari tecniche investigative
ai fini dell'individuazione di forme gravi di criminalità organizzata.
2. Il Consiglio promuove la cooperazione tramite Europol e, in
particolare, entro cinque anni dall'entrata in vigore del trattato di Amsterdam:
a) mette Europol in condizione di agevolare e sostenere la
preparazione, nonché di promuovere il coordinamento e
l'effettuazione di specifiche operazioni investigative da
parte delle autorità competenti degli Stati membri, comprese azioni operative di unità miste cui partecipano rappresentanti di Europol con funzioni di supporto;
b) adotta misure che consentono ad Europol di richiedere alle
autorità competenti degli Stati membri di svolgere e
coordinare le loro indagini su casi specifici e di sviluppare competenze specifiche che possono essere messe a disposizione degli Stati membri per assisterli nelle indagini relative a casi di criminalità organizzata;
c) promuove accordi di collegamento tra organi inquirenti sia di magistratura che di polizia che si specializzano nella lotta contro la criminalità organizzata in stretta cooperazione con Europol;
d) istituisce una rete di ricerca, documentazione e statistica
sulla criminalità transnazionale.
Articolo K.3
L'azione comune nel settore della cooperazione giudiziaria in materia penale comprende:
a) la facilitazione e l'accelerazione della cooperazione tra i
ministeri competenti e le autorità giudiziarie o autorità
omologhe degli Stati membri in relazione ai procedimenti e all'esecuzione delle decisioni;
b) la facilitazione dell'estradizione fra Stati membri;
c) la garanzia della compatibilità delle normative applicabili negli Stati membri, nella misura necessaria per migliorare la suddetta cooperazione;
d) la prevenzione dei conflitti di giurisdizione tra Stati
membri;
e) la progressiva adozione di misure per la fissazione di norme minime relative agli elementi costitutivi dei reati e alle
sanzioni, per quanto riguarda la criminalità organizzata, il terrorismo e il traffico illecito di stupefacenti.
Articolo K.4
Il Consiglio stabilisce le condizioni e i limiti entro i quali le
autorità competenti di cui agli articoli K.2 e K.3 possono
operare nel territorio di un altro Stato membro in collegamento e d'intesa con le autorità di quest'ultimo.
Articolo K.5
Il presente titolo non osta all'esercizio delle responsabilità incombenti agli Stati membri per il mantenimento dell'ordine pubblico e la salvaguardia della sicurezza interna.
Articolo K.6
1. Nei settori di cui al presente titolo, gli Stati membri si
informano e si consultano reciprocamente, in seno al Consiglio
per coordinare la loro azione; essi instaurano a tal fine una
collaborazione tra i servizi competenti delle loro amministrazioni.
2. Il Consiglio adotta misure e promuove, nella forma e secondo le procedure appropriate di cui al presente titolo, la
cooperazione finalizzata al conseguimento degli obiettivi
dell'Unione. A questo scopo, deliberando all'unanimità, su
iniziativa di uno Stato membro o della Commissione, il Consiglio può:
a) adottare posizioni comuni che definiscono l'orientamento
dell'Unione in merito a una questione specifica;
b) adottare decisioni-quadro per il ravvicinamento delle
disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri.
Le decisioni-quadro sono vincolanti per gli Stati membri
quanto al risultato da ottenere, salva restando la competenza delle autorità nazionali in merito alla forma e ai mezzi.
Esse non hanno efficacia diretta;
c) adottare decisioni aventi qualsiasi altro scopo coerente con gli obiettivi del presente titolo, escluso qualsiasi
ravvicinamento delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri. Queste decisioni sono vincolanti e non
hanno efficacia diretta. Il Consiglio, deliberando a
maggioranza qualificata, adotta le misure necessarie per l'attuazione di tali decisioni a livello dell'Unione;
d) stabilire convenzioni di cui raccomanda l'adozione agli Stati membri secondo le rispettive norme costituzionali. Gli Stati membri avviano le procedure applicabili entro un termine stabilito dal Consiglio.
Salvo disposizioni contrarie da esse previste, le convenzioni,
una volta adottate da almeno la metà degli Stati membri,
entrano in vigore per detti Stati membri. Le relative misure di applicazione sono adottate in seno al Consiglio a maggioranza dei due terzi delle Parti contraenti.
3. Qualora le deliberazioni del Consiglio richiedano la
maggioranza qualificata, ai voti dei membri è attribuita la
ponderazione prevista all'articolo 148, paragrafo 2 del trattato che istituisce la Comunità europea e le deliberazioni sono
valide se hanno ottenuto almeno sessantadue voti favorevoli, espressi da almeno dieci membri.
4. Per le questioni procedurali il Consiglio delibera a maggioranza dei suoi membri.
Articolo K.7
1. La Corte di giustizia delle Comunità europee, alle condizioni
previste dal presente articolo, è competente a pronunciarsi in via pregiudiziale sulla validità o l'interpretazione delle
decisioni - quadro e delle decisioni, sull'interpretazione di
convenzioni stabilite ai sensi del presente titolo e sulla
validità e sull'interpretazione delle misure di applicazione delle stesse.
2. Con una dichiarazione effettuata all'atto della firma del
trattato di Amsterdam o, successivamente, in qualsiasi momento, ogni Stato membro può accettare che la Corte di giustizia sia
competente a pronunciarsi in via pregiudiziale, come previsto dal paragrafo 1.
3. Lo Stato membro che effettui una dichiarazione a norma del paragrafo 2 precisa che:
a) ogni giurisdizione di tale Stato avverso le cui decisioni non possa proporsi un ricorso giurisdizionale di diritto interno può chiedere alla Corte di giustizia di pronunciarsi in via pregiudiziale su una questione sollevata in un giudizio
pendente davanti a tale giurisdizione e concernente la
validità o l'interpretazione di un atto di cui al paragrafo 1, se detta giurisdizione reputi necessaria una decisione su tale punto per emanare la sua sentenza, o
b) ogni giurisdizione di tale Stato può chiedere alla Corte di giustizia di pronunciarsi in via pregiudiziale su una
questione sollevata in un giudizio pendente davanti a tale
giurisdizione e concernente la validità o l'interpretazione di un atto di cui al paragrafo 1, se detta giurisdizione
reputi necessaria una decisione su tale punto per emanare la sua sentenza.
4. Ogni Stato membro, che abbia o meno fatto una dichiarazione a norma del paragrafo 2, ha la facoltà di presentare alla Corte
memorie od osservazioni scritte nei procedimenti di cui al paragrafo 1.
5. La Corte di giustizia non è competente a riesaminare la
validità o la proporzionalità di operazioni effettuate dalla
polizia o da altri servizi incaricati dell'applicazione della
legge di uno Stato membro o l'esercizio delle responsabilità
incombenti agli Stati membri per il mantenimento dell'ordine pubblico e la salvaguardia della sicurezza interna.
6. La Corte di giustizia è competente a riesaminare la
legittimità delle decisioni-quadro e delle decisioni nei ricorsi
proposti da uno Stato membro o dalla Commissione per
incompetenza, violazione delle forme sostanziali, violazione del presente trattato o di qualsiasi regola di diritto relativa alla sua applicazione, ovvero per sviamento di potere. I ricorsi di
cui al presente paragrafo devono essere promossi entro due mesi dalla pubblicazione dell'atto.
7. La Corte di giustizia è competente a statuire su ogni
controversia tra Stati membri concernente l'interpretazione o
l'applicazione di atti adottati a norma dell'articolo K.6,
paragrafo 2, ogniqualvolta detta controversia non possa essere
risolta dal Consiglio entro sei mesi dalla data nella quale esso è stato adito da uno dei suoi membri. La Corte è inoltre
competente a statuire su ogni controversia tra Stati membri e
Commissione concernente l'interpretazione o l'applicazione delle convenzioni stabilite a norma dell'articolo K.6, paragrafo 2, lettera d).
Articolo K.8
1. È istituito un comitato di coordinamento composto di alti
funzionari che, oltre a svolgere un ruolo di coordinamento, ha il compito:
- di formulare pareri per il Consiglio, a richiesta di
quest'ultimo o di propria iniziativa;
- di contribuire, fatto salvo l'articolo 151 del trattato che
istituisce la Comunità europea, alla preparazione dei lavori del Consiglio nei settori contemplati dall'articolo K.1.
2. La Commissione è pienamente associata ai lavori nei settori di cui al presente titolo.
Articolo K.9
Nelle organizzazioni internazionali e in occasione delle
conferenze internazionali cui partecipano, gli Stati membri
esprimono le posizioni comuni adottate in base alle disposizioni del presente titolo.
Alle materie che rientrano nel presente titolo si applicano, per quanto opportuno, gli articoli J.8 e J.9.
Articolo K.10
Gli accordi di cui all'articolo J.14 possono riguardare materie rientranti nel presente titolo.
Articolo K.11
1. Il Consiglio consulta il Parlamento europeo prima di adottare qualsiasi misura di cui all'articolo K.6, paragrafo 2, lettere
b), c) e d). Il Parlamento europeo esprime il suo parere entro un
termine che il Consiglio può fissare; tale termine non può
essere inferiore a tre mesi. In mancanza di parere entro detto termine, il Consiglio può deliberare.
2. La Presidenza e la Commissione informano regolarmente il
Parlamento europeo dei lavori svolti nei settori che rientrano nel presente titolo.
3. Il Parlamento europeo può rivolgere al Consiglio
interrogazioni o raccomandazioni. Esso procede ogni anno a un
dibattito sui progressi compiuti nei settori di cui al presente titolo.
Articolo K.12
1. Gli Stati membri che intendono instaurare tra loro una
cooperazione rafforzata possono essere autorizzati, in osservanza
degli articoli K.15 e K.16, a far ricorso alle istituzioni, alle procedure e ai meccanismi previsti dai trattati, a condizione che la cooperazione proposta:
a) rispetti le competenze della Comunità europea e gli obiettivi
stabiliti dal presente titolo;
b) abbia il fine di consentire all'Unione di svilupparsi più
rapidamente come spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia.
2. L'autorizzazione di cui al paragrafo 1 è concessa dal
Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su richiesta
degli Stati membri interessati e dopo aver invitato la
Commissione a presentare il suo parere; la domanda è trasmessa anche al Parlamento europeo.
Qualora un membro del Consiglio dichiari che, per specificati e importanti motivi di politica interna, intende opporsi alla
concessione di un'autorizzazione a maggioranza qualificata, non si procede alla votazione. Il Consiglio, deliberando a
maggioranza qualificata, può chiedere che della questione sia
investito il Consiglio europeo, affinché si pronunci all'unanimità.
Ai voti dei membri del Consiglio è attribuita la ponderazione di
cui all'articolo 148, paragrafo 2 del trattato che istituisce la Comunità europea. Per l'adozione delle decisioni sono richiesti almeno 62 voti a favore, espressi da almeno 10 membri.
3. Ogni Stato membro che desideri partecipare a una cooperazione instaurata a norma del presente articolo notifica tale intenzione
al Consiglio ed alla Commissione, la quale, entro un termine di tre mesi dalla data di ricezione della notifica, dà al Consiglio
un parere, raccomandando eventualmente le misure specifiche che ritiene necessarie perché tale Stato membro partecipi a detta
cooperazione. Entro quattro mesi dalla data di tale notifica, il Consiglio decide sulla richiesta e sulle misure specifiche che
può ritenere necessarie. La decisione si intende adottata a meno
che il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, decida di tenerla in sospeso; in tal caso il Consiglio dichiara i motivi
della sua decisione e stabilisce un termine per il suo riesame.
Ai fini del presente paragrafo, il Consiglio delibera alle condizioni stabilite nell'articolo K.16.
4. Le disposizioni degli articoli da K.1 a K.13 si applicano alla
cooperazione rafforzata di cui al presente articolo, salvo se
altrimenti previsto dal presente articolo o dagli articoli K.15 e K.16.
Le disposizioni del trattato che istituisce la Comunità europea relative alle competenze della Corte di giustizia delle Comunità
europee e all'esercizio di dette competenze si applicano ai paragrafi 1, 2 e 3.
5. Il presente articolo non pregiudica le disposizioni del
protocollo relativo all'integrazione dell'acquis di Schengen nell'ambito dell'Unione europea.
Articolo K.13
1. Gli articoli 137, 138, 138 E, da 139 a 142, 146, 147, 148,
paragrafo 3, da 150 a 153, da 157 a 163, 191 A e 217 del trattato che istituisce la Comunità europea si applicano alle
disposizioni concernenti i settori di cui al presente titolo.
2. Le spese amministrative che le istituzioni sostengono per le disposizioni relative ai settori di cui al presente titolo sono a carico del bilancio delle Comunità europee.
3. Le spese operative connesse con l'attuazione di dette
disposizioni sono anch'esse a carico del bilancio delle Comunità
europee, salvo che il Consiglio, deliberando all'unanimità,
decida altrimenti. Se non sono a carico del bilancio delle
Comunità europee, tali spese sono imputate agli Stati membri,
secondo un criterio di ripartizione basato sul prodotto nazionale
lordo, salvo che il Consiglio, deliberando all'unanimità, decida altrimenti.
4. La procedura di bilancio stabilita nel trattato che istituisce
la Comunità europea si applica alle spese a carico del bilancio delle Comunità europee.
Articolo K.14
Il Consiglio, deliberando all'unanimità su iniziativa della
Commissione o di uno Stato membro e previa consultazione del
Parlamento europeo, può decidere che un'azione in settori
contemplati dall'articolo K.1 rientri nel titolo III bis del
trattato che istituisce la Comunità europea, e stabilire nel
contempo le relative condizioni di voto. Esso raccomanda agli
Stati membri di adottare tale decisione secondo le rispettive norme costituzionali."
12) È inserito il seguente nuoto titolo:
"Titolo VI bis
Disposizioni su una cooperazione rafforzata
Articolo K.15
1. Gli Stati membri che intendono instaurare tra loro una
cooperazione rafforzata possono far ricorso alle istituzioni,
alle procedure e ai meccanismi previsti dal presente trattato e dal trattato che istituisce la Comunità europea, a condizione che la cooperazione:
a) sia diretta a promuovere gli obiettivi dell'Unione e a
proteggere e servire i suoi interessi;
b) rispetti i principi dei suddetti trattati e il quadro
istituzionale unico dell'Unione;
c) venga utilizzata solo in ultima istanza, qualora non sia stato
possibile raggiungere gli obiettivi dei suddetti trattati applicando le procedure pertinenti ivi contemplate;
d) riguardi almeno la maggioranza degli Stati membri;
e) non pregiudichi l'acquis comunitario e le misure adottate a
norma delle altre disposizioni di suddetti trattati;
f) non pregiudichi le competenze, i diritti, gli obblighi e gli interessi degli Stati membri che non vi partecipano;
g) sia aperta a tutti gli Stati membri e consenta loro di
aderirvi in qualsiasi momento, fatto salvo il rispetto della decisione di base e delle decisioni adottate in tale ambito;
h) ottemperi agli ulteriori criteri specifici definiti
rispettivamente nell' A del trattato che istituisce la Comunità europea e nell'articolo K.12 del presente
trattato, a seconda dei settori interessati, e sia autorizzata dal Consiglio secondo le procedure da essi previste.
2. Gli Stati membri applicano, per quanto li riguarda, gli atti e
le decisioni adottati per l'attuazione della cooperazione cui
partecipano. Gli Stati membri che non partecipano a tale
cooperazione non ne ostacolano l'attuazione da parte degli Stati membri che vi partecipano.
Articolo K.16
1. Ai fini dell'adozione degli atti e delle decisioni necessari per l'attuazione della cooperazione di cui all'articolo K.15 si applicano le pertinenti disposizioni istituzionali del presente trattato e del trattato che istituisce la Comunità europea.
Tuttavia, benché tutti i membri del Consiglio possano
partecipare alle deliberazioni, solo quelli che rappresentano
Stati membri partecipanti prendono parte all'adozione delle
decisioni. Per maggioranza qualificata si intende una proporzione
di voti ponderati dai membri del Consiglio interessati
equivalente a quella prevista all'articolo 148, paragrafo 2 del trattato che istituisce la Comunità europea. L'unanimità è costituita unicamente dai membri del Consiglio interessati.
2. Le spese derivanti dall'attuazione della cooperazione, diverse
dalle spese amministrative che devono sostenere le istituzioni, sono a carico degli Stati membri partecipanti, salvo che il Consiglio, deliberando all'unanimità, decida altrimenti.
Articolo K.17
Il Consiglio e la Commissione informano periodicamente il
Parlamento europeo sugli sviluppi della cooperazione rafforzata instaurata sulla base del presente titolo."
13) L'articolo L è sostituito dal testo seguente:
"Articolo L
Le disposizioni del trattato che istituisce la Comunità europea,
del trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e
dell'acciaio e del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica relative alle competenze della Corte di
giustizia delle Comunità europee ed all'esercizio di tali
competenze si applicano soltanto alle disposizioni seguenti del presente trattato:
a) disposizioni che modificano il trattato che istituisce la
Comunità economica europea per creare la Comunità europea, il trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell'acciaio e il trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica;
b) disposizioni del titolo VI, alle condizioni previste
dall'articolo K.7;
c) disposizioni del titolo VI bis, alle condizioni previste
dall' A del trattato che istituisce la Comunità europea e dall'articolo K.12 del presente trattato;
d) articolo F, paragrafo 2 per quanto riguarda l'attività delle istituzioni, nella misura in cui la Corte sia competente a
norma dei trattati che istituiscono le Comunità europee e a norma del presente trattato;
e) articoli da L a S."
14) All'articolo N, il paragrafo 2 è soppresso e il paragrafo 1 resta senza numero.
15) All'articolo O, il primo comma è sostituito dal testo seguente: "Ogni Stato europeo, che rispetti i principi sanciti
nell'articolo F, paragrafo 1, può domandare di diventare membro dell'Unione. Esso trasmette la sua domanda al Consiglio, che si pronuncia all'unanimità, previa consultazione della Commissione e previo parere conforme del Parlamento europeo, che si pronuncia a maggioranza assoluta dei membri che lo compongono."
16) All'articolo S, è aggiunto un nuovo paragrafo, così redatto:
"In forza del trattato di adesione del 1994, fanno ugualmente
fede le versioni del presente trattato in lingua finlandese e svedese."
Storico versioni
Questo articolo non ha mai subito modificazioni dalla sua pubblicazione.
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