Art. 3
Mandato
Mandato
1. Al fine di realizzare gli obiettivi politici di cui all’, il mandato consiste nel:
a)
contribuire attivamente all’attuazione dell’approccio rinnovato dell’Unione alla regione del Sahel, se del caso, tenendo conto delle opinioni espresse dagli Stati membri, e coordinare e sviluppare ulteriormente l’approccio integrato dell’Unione nella regione, con l’obiettivo di rafforzare la coerenza e l’efficienza globali delle attività dell’Unione nel Sahel nonché di sostenere una comunicazione strategica efficace;
b)
avviare un dialogo, anche attraverso la diplomazia navetta e le attività di sensibilizzazione politica ad alto livello con i governi e le organizzazioni regionali, nonché attraverso gli accordi di pace e le iniziative internazionali di mediazione e risoluzione dei conflitti, con tutti i pertinenti portatori di interesse nella regione, comprese le organizzazioni internazionali, le donne, i giovani, la società civile e le diaspore, come anche i paesi del Maghreb, dell’Africa occidentale e del bacino del lago Ciad, nell’intento di promuovere gli obiettivi e gli interessi dell’Unione, e di contribuire così a una migliore comprensione e a un’immagine positiva del ruolo dell’Unione nel Sahel e nelle sue immediate vicinanze;
c)
rappresentare e promuovere gli interessi e la visibilità dell’Unione nelle pertinenti sedi regionali e internazionali e in qualsiasi altro processo rilevante ai fini della stabilità della regione;
d)
agevolare un’azione dell’Unione pienamente coordinata e integrata nella regione, avvalendosi di tutti gli strumenti pertinenti, tra cui la cooperazione allo sviluppo, lo strumento europeo per la pace nonché le attività degli Stati membri e il sostegno dell’Unione alla gestione delle crisi e alla prevenzione dei conflitti attraverso le azioni della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) dell’Unione e gli sforzi di stabilizzazione a livello regionale e nazionale, compresi quelli relativi alla riforma del settore della sicurezza nonché al disarmo, alla smobilitazione e al reinserimento degli ex combattenti, come pure al patrimonio culturale nelle situazioni di conflitto e di crisi;
e)
mantenere una stretta cooperazione con le Nazioni Unite, in particolare con il rappresentante speciale del segretario generale per l’Africa occidentale e il Sahel, l’UA e il suo rappresentante speciale per il Mali e il Sahel, l’ECOWAS, la Commissione per il bacino del lago Ciad e gli altri primari portatori di interesse nazionali, regionali e internazionali, inclusi altri inviati speciali per il Sahel;
f)
seguire da vicino e analizzare l’impatto delle cause profonde dell’instabilità e le tendenze a lungo termine nella regione, compresi i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, la pastorizia, l’insicurezza alimentare e l’accesso alle risorse naturali, in particolare la terra e l’acqua, e riferire in merito, nonché promuovere la gestione sostenibile delle risorse naturali e la cooperazione al riguardo al fine di rafforzare la stabilità e sostenere gli sforzi volti a limitare la diffusione dell’instabilità, prestando particolare attenzione alle regioni più vulnerabili e alle iniziative regionali volte a promuovere la cooperazione transfrontaliera a tale riguardo, compreso tra gli Stati costieri dell’Africa occidentale e gli stati del Sahel;
g)
seguire da vicino le altre dimensioni regionali e transfrontaliere delle sfide che la regione si trova ad affrontare, tra cui il terrorismo, la radicalizzazione, la criminalità organizzata, le minacce ibride e informatiche, il contrabbando di armi, il traffico e la tratta degli esseri umani, il traffico di stupefacenti, l’insicurezza marittima, i flussi migratori e di rifugiati e i correlati flussi finanziari illeciti;
h)
seguire da vicino le conseguenze umanitarie, politiche e in termini di sicurezza e sviluppo dei flussi migratori e di rifugiati su larga scala, ivi compresi gli sfollati interni, e, se del caso, avviare dialoghi sulle migrazioni con le pertinenti autorità e portatori di interesse e contribuire più in generale alla politica dell’Unione in materia di migrazione e di rifugiati con riguardo alla regione, in linea con gli obiettivi e gli interessi dell’Unione, al fine di promuovere una proficua cooperazione in questi ambiti sulla base di un approccio globale che prenda in considerazione l’intero tragitto;
i)
contribuire all’attuazione delle pertinenti conclusioni del Consiglio per la prevenzione e la lotta contro il terrorismo e l’estremismo violento, mantenere contatti politici regolari ad alto livello con i paesi interessati da terrorismo e criminalità organizzata internazionale e assicurare il ruolo chiave dell’Unione negli sforzi volti a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata internazionale;
j)
seguire da vicino le conseguenze politiche e in termini di sicurezza e sviluppo delle crisi umanitarie nella regione, tenendo conto del nesso tra azione umanitaria, sviluppo e pace, e promuovendo soluzioni regionali a lungo termine alle crisi e ai conflitti;
k)
contribuire, in cooperazione con l’RSUE per i diritti umani, all’attuazione nella regione della politica dell’Unione in materia di diritti umani, in linea con il piano d’azione dell’Unione per i diritti umani e la democrazia, gli orientamenti dell’Unione sui diritti umani, in particolare gli orientamenti dell’Unione sui bambini e i conflitti armati, nonché in materia di violenza contro le donne e le ragazze e di lotta contro tutte le forme di discriminazione nei loro confronti, così come all’attuazione della politica dell’Unione in materia di donne, pace e sicurezza; promuovere l’inclusività e la parità di genere nel processo di costruzione dello Stato, in linea con la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSCR) 1325 (2000) e le successive risoluzioni sulle donne, la pace e la sicurezza, tra cui l’UNSCR 2242 (2015), e sostenere l’attuazione dell’UNSCR 2250 (2015) sui giovani, la pace e la sicurezza;
l)
continuare a monitorare il settore della giustizia nel suo complesso e i meccanismi di responsabilità volti a combattere l’impunità, compresa la formulazione di raccomandazioni, il mantenimento di contatti regolari con le autorità pertinenti nella regione, l’ufficio del procuratore della Corte penale internazionale e l’ufficio dell’alto commissario per i diritti umani nonché l’avvio di un dialogo con i difensori dei diritti umani e gli osservatori nella regione;
m)
approfondire la conoscenza delle aspettative e dei contesti locali da parte dell’Unione attraverso contatti frequenti nella regione, anche con gli attori locali e sulla base di una continua analisi approfondita della situazione, facilitare la riflessione e contribuire alla risposta tempestiva, all’adattamento e alla visione strategica e a lungo termine dell’Unione nel Sahel.
2. Ai fini dell’espletamento del mandato, l’RSUE tra l’altro:
a)
fornisce consulenza e riferisce, se del caso, in merito alla formulazione delle posizioni dell’Unione nei consessi regionali e internazionali per promuovere in modo proattivo contatti diplomatici e azioni che rafforzino l’approccio integrato dell’Unione al Sahel;
b)
concorre a mantenere una visione globale di tutte le attività dell’Unione e collabora strettamente con le pertinenti delegazioni dell’Unione e con gli Stati membri.
Storico versioni
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