Art. 21

Protezione contro l'intermodulazione: definizione metodo di misura e limiti

In vigore dal 10 lug 1996
Protezione contro l'intermodulazione: definizione metodo di misura e limiti 1. La protezione contro l'intermodulazione è una misura della attitudine del ricevitore ad impedire la generazione di risposte utili, prodotte dalla ricezione di due o più segnali interferenti di uguale livello ed aventi una determinata relazione di frequenza, uno dei quali sia modulato dal segnale codificato di prova. 2. Il ricevitore in prova deve essere posto nel dispositivo di accoppiamento. Tre generatori A, B e C devono essere collegati al dispositivo di accoppiamento secondo le modalità descritte nelle pagine precedenti. Il segnale del generatore A, alla frequenza nominale del ricevitore, deve essere modulato dal segnale codificato di prova. Il segnale del generatore B deve essere non modulato e la sua frequenza deve essere coincidente con quella del canale adiacente superiore. Il segnale del generatore C deve avere una frequenza distante da quella del generatore A di due volte la larghezza del canale. Inizialmente i generatori B e C devono essere spenti. Il segnale del generatore A, applicato all'ingresso del dispositivo di accoppiamento, deve essere regolato ad un livello corrispondente ad una intensità di campo elettromagnetico pari alla sensibilità del ricevitore e si deve prendere nota di tale valore. Successivamente la frequenza del generatore A deve essere regolata ad un valore che si discosta dalla frequenza nominale del doppio del passo di canalizzazione, in senso positivo o negativo. Nelle successive operazioni effettuate con segnale RF modulato FSK può essere opportuno impiegare la modulazione complementare. I generatori B e C devono essere accesi. I livelli dei generatori B e C devono essere mantenuti uguali e ridotti di pari passo fino ad avere una percentuale di chiamate a buon fine inferiore al 10%. Il segnale codificato di prova deve essere trasmesso ripetutamente osservando ogni volta se la chiamata è a buon fine. I livelli dei generatori B e C devono essere ridotti di 2 dB ogni volta che la chiamata non è a buon fine. La procedura deve essere proseguita finché non si ottengano tre risposte corrette consecutive ed allora si deve prendere nota del livello di segnale. I livelli dei generatori B e C devono quindi essere aumentati di 1 dB e si deve prendere nota del nuovo valore. Il segnale codificato di prova deve essere trasmesso 20 volte. In ogni caso, se la risposta non è a buon fine, i livelli dei due generatori devono essere ridotti di 1 dB e si deve prendere nota del nuovo valore. Se invece la risposta è corretta i livelli dei generatori non devono essere modificati finché non si ottengano tre risposte corrette consecutive. In questo caso detti livelli devono essere incrementati di 1 dB e si prende nota del nuovo valore. 3. La protezione contro l'intermodulazione è espressa come rapporto in dB tra la media dei valori del livello dei due generatori B e C, rilevati durante la prova, ed il livello del segnale utile corrispondente alla sensibilità del ricevitore. La misura deve essere ripetuta in corrispondenza a scarti di frequenza fino a 4 e 8 volte il valore del passo di canalizzazione. La misura deve essere ripetuta con i generatori B e C operanti alle frequenze dei canali adiacenti inferiori. 4. La protezione contro l'intermodulazione non deve essere inferiore a 50 dB in condizioni ambientali di prova normali.
Storico versioni

Questo articolo non ha mai subito modificazioni dalla sua pubblicazione.

Le tue annotazioni

Pro

urn:nir:ministero.poste.e.telecomunicazioni:decreto:1996-04-10;328#art-21

Torna alla scheda dell'atto
Home
Cerca
Mie
Shop
Profilo